Garantire la sicurezza dello smart working

Garantire la sicurezza dello smart working

Lo scorso anno si è rivelato una svolta per l’implementazione del modello del lavoro a distanza. I dipendenti sono stati costretti a separarsi dalla scrivania e dalla sedia da lavoro in favore di un divano di casa o uno sgabello al tavolo della cucina, su cui è stato posizionato un portatile aziendale.

L’aumento dei lavoratori da remoto ha sorpreso tutti e tra le sfide associate a questa novità vi è quella di garantire una connessione sicura tra la casa e le risorse aziendali.

Già la Commissione Europea ha sottolineato l’importante ruolo dello smart working per sostenere l’occupazione e la produzione durante la crisi del COVID-19. Dallo scoppio della pandemia lavorare da casa è diventata la norma per milioni di lavoratori in UE e nel mondo.

Con solo il 15% di lavoratori in tutta Europa che ha lavorato da remoto prima dello scoppio della pandemia, il cambiamento improvviso per adeguarsi a questa nuova realtà deve essere stata, per le aziende, una sfida enorme. Infatti, oltre alle questioni relative all’organizzazione e alla parte psicologica del lavoro, la questione principale è stata la necessità di garantire la sicurezza informatica, inclusa la protezione dei dispositivi utilizzati e i dati memorizzati al loro interno. Il tutto, inoltre, doveva essere fatto rapidamente.

L’ambiente di lavoro da remoto durante la pandemia è stato soggetto a frequenti modifiche, soprattutto nelle prime settimane, a cui è stato associato un aumento delle minacce informatiche, principalmente di phishing: le minacce includevano infatti tentativi di phishing e hacking nella posta elettronica aziendale e attacchi ransomware. Con l’aumento dei lavoratori a distanza che si connettono alla rete aziendale e del numero di tentativi di hacking e attacchi informatici, le aziende hanno anche identificato gli aspetti più difficili dello smart working, come la necessità di garantire connessioni sicure.

Dall’inizio della pandemia, solo il 55% delle aziende aveva un numero sufficiente di risorse IT qualificate per fornire supporto tecnico per il lavoro da remoto. E la carenza di personale qualificato nell’ambito della Cybersecurity può rappresentare una sfida significativa.

Ma come migliorare gli standard di sicurezza nelle aziende? Dato il numero di tentativi di hacking e minacce informatiche di cui i lavoratori a distanza possono rimanere vittima, le aziende dovrebbero considerare attentamente quali tecnologie sono necessarie per proteggere il telelavoro.

Molte aziende intendono aggiornare i propri sistemi di sicurezza in futuro, alcune prevedono anche di implementare nuovi strumenti mai utilizzati prima. Un primo problema da affrontare è sicuramente quello della sincronizzazione e condivisione dei file e dunque, di conseguenza, la totale affidabilità dei canali di comunicazione e trasferimento dei dati, considerando soprattutto che con lo smart working ciò avviene attraverso dispositivi di diversi tipi. È utile a questo scopo una crittografia end-to-end e controlli identificativi dell’utente.

Un secondo problema può essere legato all’account dell’impiegato, poiché i diritti di accesso in esterno dovrebbero essere più limitati.

Soprattutto, è sempre consigliabile l’uso di dispositivi aziendali, e mai quelli personali, in modo che i dati più a rischio possano rimanere separati e al sicuro.

 

Lo Smart Working: creare un nuovo ambiente di lavoro

Lo Smart Working: creare un nuovo ambiente di lavoro

Lo smart working è ormai diventato un modello consolidato di approccio alla vita lavorativa di tutti i giorni.

Stiamo vivendo un periodo ricco di cambiamenti, nella quale abbiamo stravolto le nostre abitudini quotidiane ed il nostro lavoro.

Siamo stati portati ad innalzare la curva di apprendimento e combattere la resistenza al cambiamento, sperimentando modalità di lavoro innovative con le quali non è stato semplice rapportarsi e che magari avrebbero impiegato ancora anni per diventare parte del nostro quotidiano.

Il lavoro agile ha cambiato la nostra idea di lavoro, portando a ragionare in una logica che va per obiettivi piuttosto che per processi, non avendo vincoli di luogo o orari.  Il tutto gestendo una comunicazione multicanale che facilita i rapporti aziendali e permette a chiunque di poter svolgere il proprio lavoro nel miglior modo possibile.

Flessibilità e collaborazione sono tra le parole chiave di questo nuovo modo di approcciarsi al lavoro.

 

Ma cosa si intende nello specifico per Smart  Working?

 

Secondo Mariano Corso, Responsabile Scientifico degli Osservatori Smart Working e Cloud Transformation, esistono varie categorie di tecnologie che abilitano questo nuovo processo lavorativo:

·         Social collaboration:

Strumenti e servizi che permettono di comunicare e relazionarsi, creando nuove opportunità di collaborazione e condivisione della conoscenza.

·         Mobility:

Piattaforme, device e applicazioni che supportano il lavoro in mobilità.

·         Security:

Tecnologie realizzate per garantire la sicurezza dei dati, anche da remoto, e da diversi dispositivi.

·         Workspace technology:

Tecnologie e servizi per un utilizzo più flessibile e più efficace degli ambienti fisici.

·         Le video chiamate:

Una delle parti più importante del lavoro agile. Il primo strumento per poter ridurre la distanza tra il lavoro a casa e in ufficio.

·         Lavorare su file condivisi:

Piattaforme che permettono di gestire i propri file in modalità condivisa, permettendone la modifica da qualsiasi dispositivo ed in qualsiasi momento.

 

Lavorare con queste modalità ci permette di migliorare la produttività alleggerendo molti processi aziendali che offline richiederebbero sicuramente più sforzi.  Per il dipendente, poi, il lavoro agile offre vantaggi personali da non sottovalutare, come ad esempio: risparmio di tempo e di costi per spostamenti, possibilità di gestire meglio il rapporto tra vita privata e lavorativa, migliorare il benessere organizzativo. Per non parlare dei miglioramenti in ambito ambientale ed urbano con la diminuzione di traffico ed emissioni di CO2.

 

 

 

Formazione a distanza: Cabar diventa partner di Microsoft

Formazione a distanza: Cabar diventa partner di Microsoft

L’e-learning, di pari passo con lo Smart Working, sta prendendo sempre più piede nell’ambito della formazione. Ciò riguarda sia l’università che le aziende, le quali si appoggiano agli strumenti digitali per erogare i propri corsi di aggiornamento.

 

Di cosa parliamo nello specifico?

 

L’e-learning è un sistema di apprendimento a distanza basato su piattaforme web accessibili tramite computer o dispositivi mobile e connessione Internet. È un tipo di formazione che mette insieme strumenti diversi come testi, video o presentazioni che possono essere fruiti senza vincoli spaziali e da diversi device.

L’e-learning implica che si venga a creare un contatto virtuale innovativo tra docente e studente, proprio per questo, la formazione a distanza non deve essere impostata alla stessa maniera di quella in presenza, ma va rimodulata.

Parliamo di un tipo di apprendimento dinamico e flessibile nel quale lo studente è tenuto a stare fisso davanti a un dispositivo, con conseguente difficoltà nel mantenere alta la concentrazione. Per questo, l’apprendimento si deve basare su una comunicazione dinamica e focalizzata che possa tenere alta la concentrazione e permettere di ottenere risultati paragonabili alla formazione in presenza.

In questo periodo storico l’accelerazione che si è riscontrata nel passaggio alla digitalizzazione ha imposto lo stravolgimento delle pratiche quotidiane, portando quasi ogni aspetto della nostra vita nel digitale, con vantaggi che sono stati tangibili per tutti.

 

Formazione aziendale: i dati di Cegos

 

Le aziende, in particolar modo, sono risultate molto favorevoli a questo cambiamento viste le facilitazioni che il digitale ha portato.

A questo proposito, l’Observatory Barometer 2020 di Cegos, che ha coinvolto professionisti HR e dipendenti di vari paesi europei, ha messo in luce dei dati interessanti:

  • L’86% degli specialisti HR ha adattato l’offerta formativa aziendale durante la pandemia e il
    conseguente lockdown
  • Il 46% ha tramutato la formazione in aula in formazione online
  • Il 29% ha istituito nuovi percorsi formativi proprio a seguito dell’emergenza sanitaria.
  • Il 77% dei dipendenti intervistati ha frequentato un corso di formazione a distanza.

La pandemia ha permesso, quindi, di entrare in contatto con questa nuova forma di apprendimento che si è fatta spazio nel nostro quotidiano diventando un capo saldo delle aziende.

 

Cabar partner Microsoft

 

Noi di Cabar crediamo molto in queste nuove modalità di apprendimento che permettono molta più dinamicità e flessibilità nel rapporto che intercorre tra studente e formatore. Grazie alla qualità dei servizi che mettiamo a disposizione, siamo partner di Microsoft per quanto riguarda queste tematiche e puoi trovarci anche nel sito dell’azienda americana alla sezione “Education”.

Un risultato che ci rende orgogliosi e che ci spinge a migliorare noi stessi e offrire soluzioni che semplifichino sempre più la vita quotidiana dei nostri clienti.